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VITA RIDONATA E RINNOVATA
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Non avevo mai pensato di scrivere un po' di quella mia grande esperienza vissuta ormai due anni fa. L'occasione per cominciare a pensarci mi si è presentata al recente Corso di Esercizi di Loreto quando l'ultima sera – riunite tutte in cerchio per una condivisione collettiva – don Vito ci invitava a scrivere per la Circolare qualcosa di quanto avevamo detto. Lì per lì non ci badai, nei giorni successivi, mi parve non solo fattibile ma doveroso il decidermi a raccontare un po' più per esteso quanto non era stato possibile dire in quella occasione. 328 Si tratta di uno “scherzo” della mia salute tanto grave quanto imprevedibile: ma con esito felice (per il quale non finirei di ringraziare il Signore). Era la festa di Pentecoste – 8 giugno 2003 – e mi trovavo a Padova all'incontro di gruppo. Il ricordo del vissuto di quel giorno è decisamente nullo. Le sorelle però mi dicono che alla fine dello studio e discussione pomeridiana, proprio "mentre il giorno di Pentecoste stava per finire" io, impallidendo, mi accasciavo priva di vita. Un'embolia polmonare aveva causato l'arresto cardiaco e del respiro con tutte le conseguenze che ne potevano derivare. Inutile dire quanto tempestivo sia stato l'intervento delle Sorelle (che ancora ringrazio). Sul posto arrivò subito |
l'ambulanza con medici e soccorsi. Poco dopo mi trovavo ricoverata nel reparto di Terapia intensiva (rianimazione) all'Ospedale di Padova e, dopo due giorni, nella rianimazione di Rovigo. Qui rimasi tre settimane per passare poi al reparto di Cardiologia, dove ne trascorsi altre tre. Mi svegliai dal coma dopo sette giorni (la domenica della SS. Trinità) mentre il mio corpo andava gradualmente recuperando. Questo dovuto, sì alla grande professionalità e senso di responsabilità dei sanitari, ma soprattutto grazie alle tante preghiere che si innalzavano da varie parti per me (come mi è stato detto poi). L'aiuto dall'alto si è rivelato tangibile in più occasioni, come è stato riferito dai medici stessi. In particolare ricordo molto bene quanto mi disse una Dottoressa della rianimazione prima di partire da lì: «Lei ora va nel reparto di Cardiologia, ma si ricordi di accendere un cero, non lo metta davanti a S. Antonio, né davanti a S. Leopoldo, ma lo deve mettere davanti al Creatore perché lei è una “miracolata”». E proseguiva dicendo: «poteva uscire da qui con delle menomazioni gravi, o come minimo, con una insufficienza respiratorie, invece, niente di tutto questo». Ecco mi fermo qui nella descrizione, ma aggiungo che da questa esperienza sono uscita diversa. Quando talvolta mi capita ancora di parlarne, mi viene spontaneo dire: “Lo Spirito Santo, non solo mi ha ridonato la vita, ma me l'ha rinnovata.” Questo perché certe patologie che avevo – qualcuna anche rilevante – sono scomparse; per di più mi sono ritrovata con una gioia e una pace tutte da sperimentare. È cambiata anche la mia visione ed accettazione della realtà avendo constatato, in modo palese come sia il Signore a condurmi passo passo – quasi tenendomi per mano – attraverso le vicissitudini di ogni giorno. Marisa A. |